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Una nuova attitudine della lettura contemporanea

"Ho visto che hai messo mi piace. Ti è piaciuto l’articolo?"

È una domanda semplice, apparentemente informale.

Eppure, sempre più spesso, apre uno spazio di esitazione: una risposta prudente, un sorriso accennato, una frase sospesa: sì… più o meno… non l’ho letto tutto.

Questo scambio, così comune, non racconta una mancanza di interesse né una distrazione individuale.

Racconta piuttosto un cambiamento strutturale nel nostro modo di leggere.


Oggi la lettura avviene in ambienti ad alta stimolazione: flussi continui di informazioni, notifiche, interruzioni, sovrapposizioni. In questo contesto, il cervello tende a privilegiare una modalità di lettura orientativa: rapida, selettiva, sufficiente per farsi un’idea generale, ma raramente approfondita.

Il mi piace assume così una funzione diversa da quella originaria. Non segnala necessariamente comprensione o adesione al contenuto, ma presenza, riconoscimento, allineamento simbolico. È un gesto relazionale più che cognitivo.

Si tratta di una nuova abitudine della lettura contemporanea.

Non è un errore né un difetto morale. È un adattamento a un ecosistema informativo che privilegia velocità, affinità immediata e riduzione del carico cognitivo.


Osservarla con attenzione è utile non per giudicare, ma per comprendere quali competenze stiamo allenando e quali, lentamente, stiamo lasciando in ombra.


Quando la formazione veniva prima dell’opinione

Per secoli, la lettura non è stata pensata per confermare ciò che già si pensava.

La sua funzione era più profonda: formare una mente capace di comprendere prima di giudicare.

Il modello del trivio , grammatica, logica, retorica, non era un esercizio astratto, ma un metodo preciso di educazione alla libertà.

La grammatica insegnava a capire cosa un testo dicesse davvero. Non cosa evocava, non cosa faceva sentire, ma cosa affermava, con quali parole, con quali strutture.

La logica interveniva dopo, per valutarne la coerenza interna: i passaggi, i nessi, le eventuali contraddizioni, la solidità dell’argomentazione.

Solo alla fine arrivava la retorica, cioè la capacità di rispondere, argomentare, controbattere.


Non per vincere, ma per partecipare a un confronto consapevole.


L’opinione personale non era il punto di partenza. Era una conseguenza.


Il rovesciamento contemporaneo

Oggi questo processo si è capovolto.

L’opinione arriva subito.

La lettura diventa opzionale.

La comprensione viene spesso data per scontata, affidata al titolo, a un estratto, a poche righe iniziali.

Questo non accade per superficialità individuale, ma per un cambio di paradigma culturale: si è passati dalla formazione della mente alla conferma dell’identità.


Nel metodo classico, invece, leggere testi non affini aveva una funzione precisa: impedire l’identificazione totale con un’unica visione del mondo.

Leggere ciò che non rispecchiava immediatamente il proprio pensiero serviva a:

  • non reagire d’istinto

  • non appiattirsi su una sola prospettiva

  • sviluppare una mente capace di reggere la complessità

Era un allenamento alla misura, alla profondità, alla libertà interiore.


Dove nasce davvero l’apprendimento

C’è un equivoco diffuso: che si impari soprattutto da ciò che ci interessa.

In realtà, una parte decisiva dell’apprendimento nasce altrove.


Nasce quando incontriamo contenuti che inizialmente non ci attirano, non ci rappresentano, non ci confermano. È in quel momento che il pensiero smette di scorrere in automatico e inizia a lavorare.


Approfondire ciò che pensiamo “non faccia per noi” attiva processi cognitivi fondamentali:

  • sospendere il giudizio immediato

  • comprendere prima di valutare

  • distinguere tra disaccordo emotivo e limite argomentativo

  • affinare la propria posizione, rendendola meno reattiva e più fondata

Non è un esercizio di apertura generica. È una palestra di intelligenza.


I tre gesti formativi che abbiamo quasi dimenticato

La formazione solida si reggeva, e possiamo dire si regge ancora, su tre capacità oggi sempre più rare.

La resistenza cognitiva: restare dentro un testo anche quando non seduce, quando richiede attenzione, quando non offre gratificazione immediata.

La sospensione del giudizio: capire prima di valutare, distinguere la comprensione dall’adesione, l’analisi dalla reazione.

L’attraversamento: leggere fino in fondo proprio ciò che inizialmente avremmo scartato, per capire perché non convince, dove non regge, in cosa interroga.

Questi gesti non servivano a rendere le persone più docili. Servivano a renderle più libere.


Educazione alla libertà, non all’affinità

La formazione tradizionale costruiva struttura.

In un’epoca che premia la velocità e l’affinità istantanea, la lettura completa torna a essere un atto silenzioso ma profondamente formativo.

Non perché tutto vada letto, ma perché scegliere consapevolmente di non fermarsi al titolo resta uno dei modi più efficaci per sviluppare autonomia di pensiero.


Leggere davvero costruisce persone capaci di comprendere, discernere, scegliere.

Ed è da qui che nascono le visioni solide.


E tu? Che tipo di lettore sei?

Quello del mi piace, quello dell’opportunità o quello che legge per comprendere, prendere posizione e, se necessario, scardinare ciò che incontra?

Ogni lettore attraversa, in momenti diversi, tutte queste modalità.

Reagiamo, selezioniamo, approfondiamo.

La differenza sta nella direzione che scegliamo di coltivare.

Perché solo quando la lettura smette di essere segnale o strumento e diventa attraversamento, inizia davvero la formazione del pensiero.


Melania Frigerio - Founder & Curator, MyGEA

Autrice e fondatrice del progetto culturale MyGEA. Si occupa di comportamento, educazione e linguaggi sociali, con un approccio osservativo e pratico. Scrive per offrire una lettura ordinata e chiara dei fenomeni che influenzano la vita quotidiana e professionale.


©️ Melania Frigerio – MyGEA Project.

 La pubblicazione, riproduzione o diffusione è consentita solo previa autorizzazione scritta.


 
 
 

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