top of page

La motivazione è sopravvalutata.

  • 14 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Perché sempre più professionisti smettono di inseguirla e scelgono di affidarsi a sistemi più efficaci.


C’è un’industria che vale miliardi costruita su un meccanismo che si autoalimenta.

Ti vende motivazione. Tu la consumi. Quando finisce, e finisce sempre, torna a vendertela.

Il problema non è solo che non funziona nel lungo periodo. È che produce un effetto collaterale preciso: ogni volta che la motivazione cala e il comportamento si interrompe, chi ha creduto in quel modello non attribuisce il fallimento al modello. Lo attribuisce a se stesso. Mancanza di disciplina. Mancanza di carattere. “Non sono abbastanza costante, abbastanza determinato, abbastanza forte…”


È un ciclo destinato a fallire: motivazione alta, intenzione dichiarata, dritta alla meta e… poi una variabile quotidiana, un ostacolo, e il comportamento si interrompe, il senso si perde e arriva la rinuncia. Poi di nuovo dall’inizio, con un po’ meno fiducia di prima.

Non è debolezza ma il risultato prevedibile di un sistema progettato male.


La motivazione è uno stato, non un sistema. Oscilla per definizione. Risponde a variabili che in larga parte non controlliamo, qualità del sonno, carico emotivo, fluttuazioni ormonali, condizioni ambientali, gli altri…

Affidarsi alla motivazione per garantire comportamenti costruttivi nel tempo equivale a costruire un’infrastruttura su una fonte di energia intermittente, è quindi una risorsa inaffidabile.


Il ricercatore Peter Gollwitzer ha documentato in una meta-analisi su 94 studi e oltre 8.000 partecipanti una scoperta semplice e solida: specificare quando, dove e come si agirà, non solo cosa si vuole ottenere, aumenta in modo significativo la probabilità di trasformare un obiettivo in un comportamento concreto e ripetibile.

Il motivo è neurologico prima che psicologico. Il cervello tende a ridurre il consumo di risorse attentive ogni volta che può. Quando un comportamento è già definito in anticipo, la decisione è già presa. Il carico cognitivo diminuisce. L’azione diventa più probabile, il risultato anche.

È la ragione per cui le routine funzionano meglio delle intenzioni.


La quantità di motivazione, cioè quanto intensamente si desidera un obiettivo, influenza l'avvio del comportamento nel breve periodo. La qualità della motivazione, ovvero le ragioni profonde che sostengono quell'obiettivo e la chiarezza del percorso per raggiungerlo, favorisce la costanza, l'impegno e la persistenza nel lungo periodo.

Le persone che agiscono per obiettivi percepiti come coerenti con i propri valori e scelti consapevolmente mostrano una maggiore capacità di mantenere l'impegno nel tempo.

Le differenze in termini di risultati e continuità dell'impegno sono misurabili e ampiamente documentate. Dall'educazione allo sport professionistico, fino agli ambienti organizzativi più complessi, le persone che riconoscono nell'obiettivo un significato autentico e personale tendono a perseverare più a lungo e a ottenere risultati più stabili nel tempo.


La domanda “Come faccio a essere più motivato?” è meno utile di quanto sembri.

Quella più efficace è: questo obiettivo è davvero mio? Ho costruito le condizioni perché l’azione sia possibile anche quando la spinta non c’è?


Le persone che ottengono risultati nel lungo periodo non si affidano all’ispirazione del mattino.

Gli atleti professionisti si allenano anche nelle giornate in cui l'entusiasmo è assente. I ricercatori continuano a leggere, scrivere e verificare dati per anni prima di arrivare a una scoperta significativa. I musicisti ripetono migliaia di volte gli stessi gesti tecnici.

I professionisti che gestiscono patrimoni complessi o organizzazioni ad alta intensità decisionale non lavorano bene perché ogni giorno si svegliano motivati: lavorano bene perché hanno costruito strutture, routine, ambienti ideali, protocolli, che rendono il comportamento possibile indipendentemente dall’umore.

La resilienza comportamentale non è il prodotto di una motivazione più alta. È il prodotto di sistemi meglio progettati.


Un programma che punta ad aumentare l’engagement attraverso leve motivazionali esterne, incentivi, riconoscimenti, pressione emotiva produce effetti a breve termine e declino nel medio.

La progettazione di contesti favorevoli all'azione, caratterizzati da passaggi chiari, ridotta frizione e comportamenti facilmente automatizzabili, produce risultati meno spettacolari nell'immediato ma significativamente più stabili nel lungo periodo.


La motivazione può essere l'accensione del motore. La strada, la direzione e il viaggio richiedono qualcosa di diverso: chiarezza, metodo e continuità. Quando la motivazione viene trasformata nell'unico punto di riferimento, ogni oscillazione emotiva rischia di interrompere il cammino. Quando viene riconosciuta per ciò che è, una mera scintilla iniziale, diventa un'alleata preziosa all'interno di un progetto più solido.


Melania Frigerio

Redazione MyGEA


© MyGEA Project. Tutti i diritti riservati.


 
 
 

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione

MyGEA Associazione Culturale

Paradiso (TI), Svizzera

Progetto sostenibile per migliorare la qualità della vita quotidiana

© 2022–2026 MyGEA Associazione Culturale. Tutti i diritti riservati.
Privacy e cookie gestiti tramite banner di consenso.
Sito realizzato con Wix

  • Instagram
  • TikTok
  • LinkedIn
  • Whatsapp
bottom of page