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Vi racconto una barzelletta. O forse è solo una piccola pantomima moderna.

Sono a Copenaghen per le vacanze di Natale. Il 4 gennaio mi ammalo. Nulla di strano, capita: febbre alta, mal di testa, quel malessere che suggerisce una sola cosa sensata da fare. Fermarsi.

Rientro in Italia due giorni dopo. Il malessere, invece di diminuire, cresce. È il 6 gennaio, giorno festivo. Intuisco che il rientro in ufficio del 7 potrebbe essere complicato, così faccio ciò che oggi ci viene spontaneo fare: scrivo una mail al medico, spiegando la situazione e chiedendo come procedere.

Arriva una risposta automatica, cortese, rassicurante: la richiesta è presa in carico, il numero di messaggi è elevato, per urgenze si può contattare lo studio.

Peccato che sia festivo. Peccato che lo studio sia chiuso. Peccato che io, nel frattempo, stia facendo esattamente ciò che una persona malata dovrebbe fare: riposare e restare a casa.

Attendo.

Il 13 gennaio arriva una nuova comunicazione: il certificato non è possibile, perché non retroattivo e perché sarebbe stato necessario presentarsi allo studio.

Per essere riconosciuta come malata, avrei dovuto uscire di casa mentre avevo la febbre, spostarmi, sedermi in una sala d’attesa, aspettare, sostenere una visita e contagiare qualche malcapitato o ipocondriaco di turno.

Il fatto è che, posto il fatto che per ottenere un certificato in linea con la reale malattia sarei dovuta essere in Italia e non all’estero, se fossi stata sufficientemente in forma per recarmi presso lo studio sarei stata sufficientemente in forma anche per lavorare.


Rientrando dalla Danimarca, dove la fiducia quotidiana è parte del paesaggio quanto le biciclette e il silenzio, la differenza di ritmo e intenzioni si percepisce subito.

Lì, la responsabilità personale è data per scontata. Qui, le procedure si prendono cura di guidarla e sembrano giocare d’anticipo contro la mancata trasparenza.

Due approcci diversi. Due culture organizzative diverse. Nessuna colpa, nessuna accusa.

Solo una modalità complicata che finisce per diventare una piccola commedia per gente che ha tempo da perdere.

Forse sarebbe sufficiente includere, in fase di elaborazione normativa, un criterio di buon senso nella fase di definizione e formalizzazione delle procedure amministrative.


Melania Frigerio - Founder & Curator, MyGEA


Autrice e fondatrice del progetto culturale MyGEA. Si occupa di comportamento, educazione e linguaggi sociali, con un approccio osservativo e pratico. Scrive per offrire una lettura ordinata e chiara dei fenomeni che influenzano la vita quotidiana e professionale.

L’autrice si è avvalsa di fonti scientifiche e culturali interdisciplinari, senza ricorrere a citazioni dirette, privilegiando una sintesi interpretativa coerente.


©️ Melania Frigerio – MyGEA Project.

 La pubblicazione, riproduzione o diffusione è consentita solo previa autorizzazione scritta.


 
 
 

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